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Sorry we missed you, Parasite! Ovvero, della banalità del male

di cinema
24 Febbraio 2020
in Cinema
Tempo di lettura: 4 minuti
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C’è un doppio filo ad unire “Sorry we missed you” dell’inglese Ken Loach e “Parasite” del sudcoreano Bong Joon-ho, ingoiati nel buco nero del turbocapitalismo, assoggettati ad un sistema di schiavitù esteso e subdolo, poco importa che si tratti della vecchia Inghilterra o della più avanzata delle Corea, quella del Sud, il destino per Ricky e i Kim resta il medesimo: non c’è speranza, il capitalismo ha vinto di Michela Aprea.

C’è un doppio filo ad unire “Sorry we missed you” dell’inglese Ken Loach e “Parasite” del sudcoreano Bong Joon-ho, film che aveva già conquistato il massimo riconoscimento a Cannes e che di recente si è affermato come rivelazione dell’ultima edizione degli Oscar facendo man bassa di premi (miglior film, miglior film internazionale, miglior regia, migliore sceneggiatura originale).
Un cappio annodato al collo del 99%, di quelli che degli effetti mirabolanti del capitalismo e della globalizzazione non godranno mai, costretti in una corsa ossessiva contro il tempo per il profitto di chissà chi, però, resta un mistero a cui non è più possibile dare risposta. Ammesso che ci sia qualcuno che davvero, ancora, lo voglia.
Ingoiati nel buco nero del turbocapitalismo, assoggettati ad un sistema di schiavitù esteso e subdolo, poco importa che si tratti della vecchia Inghilterra o della più avanzata delle Corea, quella del Sud, il destino per Ricky (Kris Hitchen) e i Kim (Song Kang Ho nei panni di Ki-taek, il padre; Choi Woo Shik in quelli del giovane e astuto Ki-woo; Park So Dam che interpreta la sorella Ki-jung e infine la madre Jin Chung-sook portata sullo schermo da Chang Hyae) resta il medesimo: non c’è speranza, il capitalismo ha vinto.

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«Quando con Paul Laverty (fido sceneggiatore di Loach ndr) e Rebecca O’Brien ci siamo chiesti cosa fosse il mondo del lavoro oggi – ha affermato l’ormai ottantenne Loach alla presentazione del film durante l’ultima edizione del festival di Cannes – ci siamo resi conto che è fortemente cambiato rispetto a quando eravamo giovani noi. Oggi devi avere molte più abilità, devi essere molto più professionale rispetto a prima, ma paradossalmente ciò non è sinonimo di altrettanta stabilità economica e adeguamento salariale. Spesso, come nel caso di Sorry We Missed You, i nuovi lavoratori devono assumersi totalmente i rischi di un lavoro, senza avere alcuna garanzia. È una situazione paradisiaca per le multinazionali perché ogni tipo di rischio economico ricade direttamente sul dipendente, quindi chi lavora è costretto a farlo fino allo sfinimento. Perciò il capitalismo in questo modo non sta fallendo, anzi! Sta riuscendo ad avere profitto più che mai”.

Un profondo senso di sconfitta quello denunciato dal regista che si estende e si espande nel suo ultimo film come una ferita che subdolamente ammala: una profonda amarezza accompagna le vite di Ricky (Kris Hitchen), Abby (Debbie Honeywood) e i loro due figli Liza Jane e Sebastian (Katie Proctor e Rhys Stone). Un’amarezza che cresce progressivamente con il dipanarsi degli eventi fino a farsi compressione e rabbia: una rabbia che però non trova condivisione, a stento commiserazione e, forse sarebbe bene dire per fortuna, neanche.
Il grande cineasta inglese, autore di opere giganti e profondamente militanti (Riff-Raff, Piovono Pietre e Ladybird Ladybird ma anche Bread and Roses e Paul, Mick e gli altri) dichiara, infine (pare sia il suo ultimo film) sconfitta di fronte alla gig economy. Sembra suggerire allo spettatore che ormai il baratro è raggiunto, perchè ciascuno con i propri mezzi e ciascuno con la propria capacità lo sta determinando (“sei tu l’artefice del tuo destino”, ripete in continuazione il padroncino a Ricky), e anzi, si è già oltre: se nel precedente “Io, Daniel Blake” (vincitore della Palma d’Oro nel 2016), almeno Loach lasciava un margine di prospettiva, qui in “Sorry we missed you” resta solo un bruciante senso di impotenza. E ingiustizia. Un’ingiustizia apparentemente vendicata dai Kim in Parasite: ma si tratta solo di un’illusione.

Choi-Woo-shik-Park-So-dam

La scalata dei quattro è frenata dalla Storia che punirà la loro volontà fintamente controrivoluzionaria (ma non c’è atto veramente cosciente nella loro vicenda, non c’è vera strategia, né disegno) riservandogli il solo destino degno di un parassita: ammazzati, confinati, storditi, annichiliti. Non c’è speranza per chi prova ad uscire fuori dai canoni, questo pare affermare Bong Joon-ho ed è probabilmente per questo che è piaciuto tanto all’Academy. Epica la scena con in sottofondo “In ginocchio da te” di Gianni Morandi.

SCHEDA TECNICA Sorry We Missed You
Regia: Ken Loach
Paese: Gran Bretagna
Anno: 2019
Durante: 101′
Sceneggiatura: Paul Laverty
Fotografia: Robbie Ryan
Montaggio: Jonathan Morris
Musica: George Fenton
Cast: Katie Proctor, Debbie Honeywood, Kris Hitchen, Rhys Stone
Produzione: Rebecca O’Brien
Distribuzione: Lucky RedNewcastle.

SCHEDA TECNICA Parasite
Genere:
Drammatico
Anno:
2019
Regia: Bong Joon Ho
Attori: Hye-jin Jang, Kang-ho Song, Lee Sun-kyun, Cho Yeo-Jeong, Choi Woo-sik, Park So-dam
Paese: Corea del Sud
Durata: 132 min
Distribuzione: Academy Two
Sceneggiatura: Kim Dae-hwan, Bong Joon Ho, Jin Won Han
Fotografia: Hong Kyung-pyo
Musiche: Jaeil Jung
Produzione: Barunson E&A, CJ E&M Film Financing & Investment Entertainment & Comics, CJ Entertainment, Frontier Works Comic

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