Le parole di Wim Wenders alla Berlinale hanno scatenato un dibattito che fa riflettere sul rapporto tra arte e politica. E ora, a raccogliere il testimone, è arrivato Nick Cave con una risposta che è già un manifesto artistico.
Il regista Wenders aveva osato dire l’indicibile in un’epoca iper-politicizzata: “I filmmaker devono stare fuori dalla politica. Noi siamo il contrappeso, l’opposto della politica. Facciamo il lavoro delle persone, non quello dei politici“. Parole che hanno fatto discutere, ma che hanno trovato in Nick Cave un alleato inaspettato e appassionato.
Sulle sue Red Hand Files, Cave ha spiegato di conoscere Wenders da 40 anni e di essere stato “profondamente commosso” dalle sue dichiarazioni. Secondo il musicista, il regista stava cercando di “salvare la Berlinale dal diventare un festival vittima di un’unica ideologia monolitica“.
Ma è andato oltre, regalandoci una definizione potentissima del ruolo dell’arte:
“La grande arte esiste puramente per se stessa. Nel suo momento più trasformativo, si rivela in modo sottile, ambiguo e curioso. Ci umilia mentre ci dilata il cuore, guidandoci verso ciò che è buono, bello e vero. La sua generosità? Ricordarci che la vita merita di essere vissuta.”
Non è la prima volta che Cave prende posizioni scomode: già in passato ha criticato la cancel culture per la sua “mancanza di misericordia” e ha rivendicato il diritto dell’arte a esplorare anche il lato oscuro dell’umano. Perché, come ha detto lui stesso, “non c’è metrica che dice che la virtù produce buona arte“.
In un mondo che chiede a tutti di schierarsi, Cave e Wenders ci ricordano che il compito più rivoluzionario dell’arte è forse proprio quello di non servire a nulla se non a renderci più umani.
https://www.berlinale.de/en
https://www.wim-wenders.com/
https://www.nickcave.com/

































