Di fronte al nuovo album di Neko Case, uscito a sette anni di distanza dal precedente Hell-On, vale la pena annotare alcuni dettagli che potrebbero esservi sfuggiti.
Anzitutto, questa straordinaria cantautrice della Virginia pubblica, fin dagli esordi nel 1997, dischi uno più bello dell’altro: è arduo segnalarne alcuni come capolavori, perché lo sono praticamente tutti. Fox Confessor Brings the Flood (2006), The Worse Things Get, The Harder I Fight… (2013) e Together (2010, con i New Pornographers) sono album fondamentali per comprendere l’artista e la sua evoluzione.
In secondo luogo, la Case è senza ombra di dubbio una delle migliori cantautrici della sua generazione.
Infine, se c’è una cantante capace di unire la potenza vocale di Mavis Staples, la purezza cristallina di Emmylou Harris e il calore soul di Dusty Springfield, quella è proprio lei.
Neon Grey Midnight Green (pubblicato dalla Anti- records) nasce con l’intento di ricordare alcune persone a lei care, scomparse negli ultimi anni, spesso anche suoi collaboratori musicali — tra questi, Mark Lanegan. Registrato tra Vermont, Colorado e Oregon, il disco introduce un nuovo elemento: la Plainsong Chamber Orchestra, che apre per la Case una strada musicale inedita.
Si parte con Destination, dove riaffiora tutta la tradizione folk americana, seguita dal canto sperimentale e sbilenco di Tomboy Gold. Poco dopo la ritroviamo al pianoforte nella splendida Winchester Mansion of Sound.
Di sconvolgente bellezza è l’intensa interpretazione di An Ice Age, una slow song evocativa, mentre nella title track Neon Grey Midnight Green irrompono prepotentemente i suoni orchestrali, in un brano dalle tinte vagamente soul e dal finale inaspettatamente rock.
In Oh, Neglect… aleggia lo spirito di Emmylou Harris, in un’altra ballata folk di grande impatto.
E se qualcuno avesse ancora dubbi sulle qualità vocali della Case, Louise — dal sapore jazzy — li dissolve completamente, collocandosi in alto tra i brani più riusciti dell’album, insieme a Rusty Mountain e al pezzo dal gusto vintage Little Gears.
Chiude Match-Lit, poetica e orchestrale, che invita a tornare all’inizio e ad ascoltare l’intero album d’un fiato.
Un disco in cui Neko Case fonde con caparbietà antico e moderno, tradizione e sperimentazione.
“In my dream I saw you, match-lit
With mischief and laughing, ‘Watch this!’
You zipped inside of a tall cactus
Who lovingly shrank down to fit.
You looked at me and smiled so wide,
But all I could say was: ‘Wait, you can do that on the other side?’
You answered with a wave goodbye.”
Tra i migliori dischi dell’anno, senza dubbio.
Sette anni di attesa, ma ne è valsa davvero la pena.
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