“Three of a Perfect Pair”… ma contrariamente a quanto cantato dai King Crimson degli anni ottanta, a ben ascoltare “Liminal” (Verve/Opal), il terzo capitolo della recente collaborazione tra Brian Eno e Beatie Wolfe, suona come lavoro “imperfetto” di una coppia imperfetta.
Quando, infatti, “Liminal” ha iniziato a girare sul mio piatto, il primo vero sussulto l’ho avvertito solo alla fine, con l’ultima traccia del Side B “Shudder Like Crows”, brano che mi ha trasportato indietro nel tempo, al 1996, e a quel capolavoro che è “Labradford” dei Labradford.
Prima però di addentrarci nella disamina di “Liminal”, è opportuno fare alcune considerazioni preliminari.
– Premessa
Più volte, su queste pagine, si è avuto modo di “parlare” di Brian Eno; in particolare, tempo fa gli, si dedicò un approfondimento intitolato “Brian Eno, il ruolo del Musicista e del Non-Musicista: da Francesco Pratella e Luigi Russolo all’Artificial Intelligence” a cui si rimanda e di cui si suggerisce la lettura.
In quell’occasione si contestualizzò l’apporto dato da Brian Eno alla musica in relazione anche a quanto già espresso prima di lui e contemporaneamente a lui da altri musicisti: ‘Tralasciando il fatto che Eno abbia riscoperto la tecnica detta “time lag accumulator”, già usata negli anni sessanta da Pauline Oliveros e da Terry Riley (e che Riley abbia scritto i seminali “In C” nel 1964 – pubblicato poi come disco nel 1968 – e “A Rainbow in Curved Air” pubblicato nel 1969 – album che lo rese celebre anche al mondo del “rock”), mi vengono in mente, tra i più, “Psyché Rock”, brano musicale del 1967 di Pierre Henry e Michel Colombier contenuto in “Messe Pour Le Temps Présent” (i fan di Matt Groening e di “Futurama” non resteranno insensibili al suo ascolto) e i dischi omonimi dei Silver Apple e degli United States Of America (entrambi del 1968). Anche lavori discografici coevi (anno più anno meno) al 1973 hanno subito la medesima sorte: per tutti quelli prodotti in Germania e poi catalogati come Krautrock (tra cui “Faust” dei Faust del 1971, “Zeit” dei Tangerine Dream del 1972, “Irrlicht” di Klaus Schulze del 1972, “Cluster II” dei Cluster del 1972 – i Cluster poi collaboreranno anche con Eno; curioso come nel 2001 il film di Nanni Moretti “La Stanza del Figlio” abbia attirato l’attenzione su “By This River”, scritto da Eno assieme proprio ai Cluster Dieter Moebius ed Hans-Joachim Roedelius ma comunemente associata al solo Eno)’.
– “Luminal” e “Lateral”
Di pochi mesi fa è stata la pubblicazione dei due dischi realizzati da Eno in collaborazione con l’artista concettuale e compositrice Beatie Wolfe “Luminal” e “Lateral” a cui ora si è aggiunto il terzo tassello “Liminal”.
Nel “recensire” “Luminal” e “Lateral” si era osservato: ‘sotto l’aspetto strettamente musicale, le aspettative sono state (in parte) tradite da due lavori che sebbene ben prodotti (ma questo era il minimo) e comunque di interessante contenuto, non hanno entusiasmando o interessato per innovazione, risultando all’ascolto piacevoli ma (anche) a tratti un pò “datati”. Tra i due lavori, “Luminal” è comunque quello che ho preferito’.
Se, infatti, “Luminal” si distingueva per la riuscita fusione tra suoni e la parte “cantautorale”, viceversa “Lateral” risultava essere ‘più una composizione “concettuale” d’accompagnamento “ambientale” che una composizione musicale a sé stante’.
– “Liminal”
Come detto in apertura, “Liminal” si pone come terza via “imperfetta” e di mezzo tra “Luminal” e “Lateral”; se infatti conserva di “Luminal” il formato canzone, lo spoglia di quel più marcato piglio “cantautorale” che aveva caratterizzato e reso forte il suo predecessore, per “rivestirlo” di una “patina” ambient che però finisce con il rendere il tutto immerso in una coltre spesso però “anonima” (si pensi a “The Last To Know”).
È così, ripartendo da alcuni spunti espressi già in “Luminal” (si ascolti ad esempio “Never Was It Now”), “Liminal” li esaspera facendoli diventare “motivo” (eccessivamente) costante nelle sue astrazioni e nella sua solida nebbiosità.
Se poi brani come “Part Of Us”, “Little Boy”, “Shallow Form”… con il loro “cantato” si lasciano ascoltare con interesse, brani strumentali quali “Ringing Ocean”, “Procession”, “Before Life”, “Corona”… si mostrano vacui seppur nella loro pienezza e nel loro dettaglio di suoni.
Non mancano, poi, momenti in stile Laurie Anderson come “Laundry Room” e (in parte) “Flower Women”.
La sola meritevole “Shudder Like Crows” e le comunque piacevoli “Part Of Us”, “Little Boy”, “Shallow Form”…., in uno con un’innegabile produzione di livello e un’accurata ricerca sonora, rendono “Liminal” un disco che in ogni caso merita di essere ascoltato (almeno) una volta nella vita.
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