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Placebo: 30 anni dal disco omonimo, celebrati con Re-created

di Francesco Postiglione
17 Luglio 2026
in Focus On, Speciali
Tempo di lettura: 9 minuti
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Diciamo la verità con una premessa generale anzitutto: le operazioni di rimasterizzazione, riedizione, celebrazione, coverizzazione di dischi già editi si stanno susseguendo troppo spesso fra gli artisti, anche in caso di carriere non proprio lunghissime, e qualche volta nascondono la crisi di idee nuove. Il sospetto può venire per i Placebo tanto più che sono passati già quattro anni dall’ultimo (peraltro splendido) LP inedito Never Let Me Go, e secondo i loro consueti ritmi questo era più periodo da nuovo disco che non da riedizione di opere passate o greatest hits. Placebo Re-created, pubblicato il il 19 giugno 2026 da Elevator Lady Ltd tramite AWAL, si può salvare però da questa premessa generale per una sola ragione: a esatti 30 anni di distanza dall’originale disco omonimo con cui la band di Molko e Olsdal si è fatta conoscere (all’esordio c’era anche Steve Hewitt da non dimenticare assolutamente) rimettere in circolazione Placebo 1996 significa celebrare non solo la band, ma l’intero alternative rock di cui Brian Molko e Stefan Olsdal sono i cavalieri e leader indiscussi, se comparati a chiunque altro per fama e riconoscimento critico e originalità.

Tra i fan l’album è sempre stato leggenda: ma i Placebo da 30 anni sono noti anche al grande pubblico, e sono una delle poche band rock che anche oggi può essere ascoltata alla radio da chi non ne capisce e essere riconosciuta, sia per il marchio inconfondibile di sound e voce, sia perché è riuscita a piazzare hits indiscusse nel mainstream.

Ma appunto il disco omonimo del 1996 non ne contiene: per quanto Nancy Boy, Bruise Pristine, 36 Degrees siano singoli che sono nel cuore di ogni fan dei Placebo, è giusto forse oggi rimettere in circolazione quel disco, perché ha un valore storico: mentre il grunge esprimeva i suoi ultimi canti di dolore (con appendici importanti dell’epoca classica come gli Smashing Pumpkins) e mentre nel Regno Unito imperversava il brit-rock e brit pop con Oasis e Blur e tantissimi epigoni, e mentre nel mondo dominavano i REM e gli U2 in fase elettronica, un ragazzetto minuscolo di 30 anni e il suo compagno bassista gay e timidissimo con Steve Hewitt più che mai orso selvaggio mettono in piedi un disco che da solo definisce un genere. Se volete sapere che cosa è l’alternative rock, infatti, va ascoltato questo disco molto di più persino del secondo lavoro della stessa band, molto più noto e col quale grazie a Every Me Every You e Pure Morning i Placebo si fecero conoscere da tutti.

I Placebo con il loro esordio omonimo si distinsero nettamente dalla cultura dominante. Mentre gran parte della musica britannica con la chitarra di quel periodo tendeva verso una nostalgia “laddish” e l’identità nazionale, il debutto dei Placebo offriva qualcosa di decisamente più provocatorio e conflittuale. I loro brani affrontavano temi come sessualità, androginia, dipendenza e alienazione con un’onestà raramente ascoltata nel rock mainstream dell’epoca, consolidando la band come una delle voci più distintive della loro generazione.

Giusto far uscire Re-Created anche per un’altra ragione: all’epoca questo disco fu acclamato come glam rock, per il look e l’ambiguità sessuale dei due, e loro stessi cavalcarono la scia complice anche la versione di Without You I’m Nothing suonata nientemeno che con la leggenda Bowie. La loro identità visiva, inoltre, volutamente ambigua, glamour e provocatoria, si opponeva alle idee tradizionali di genere e mascolinità in un periodo in cui tali conversazioni raramente entravano nel discorso. Così facendo, i Placebo furono confusi come glam rock, ma in realtà crearono uno spazio per un tipo diverso di voce alternativa, che risuonava profondamente con il pubblico che si sentiva ai margini della cultura dominante e che ancora oggi viene citata da molti dei loro contemporanei.

Il glam però in fondo è solo un fatto di look, e non riguarda la qualità o il genere musicale, come già era per il Duca Bianco negli anni ‘70. Ebbene, in Re-Created il mondo della musica può ri-ascoltare perché i Placebo sono gli alfieri dell’alternative rock, perché sono ormai una band leggendaria, perché sono un capolavoro di fantasia, originalità e melodia irresistibile.

Il disco è oggi prodotto rielaborando e utilizzando i nastri originali, E per esempio il singolo Bruise Pristine è stato ampliato rendendolo più pesante e dinamico rispetto all’originale, ripristinando persino una sezione precedentemente omessa in francese che i fan possono ora ascoltare per la prima volta.

In realtà il nuovo disco presenta versioni rivisitate e arricchite di tutti e dieci i brani dell’album originale, più due bonus track dell’edizione originale, Drowning By Numbers e H Farewell diventata canzone a sé (appariva come ghost track di Swallow in origine) catturando l’evoluzione di queste canzoni attraverso decenni di esibizioni dal vivo, pur mantenendo lo spirito crudo che le ha definite. L’album è stato ricreato da Brian Molko e Rob Kirwan partendo dai nastri originali e mixato da Adam Noble. Il risultato è una raccolta che conserva l’immediatezza e la sfida dell’originale, spingendo il suono verso nuovi territori, riflettendo sia la lunga storia della band con questi brani sia la loro continua evoluzione creativa.

Brian Molko racconta così il suo lavoro su Re-Created:

“Consideriamo questo disco come un director’s cut. Non l’abbiamo ricreato da zero. Siamo tornati ai nastri originali e abbiamo riportato trent’anni di esperienza nel suonare questi brani dal vivo all’interno del disco. Questo progetto riguardava finalmente il completamento dell’album, trascinandolo nel XXI secolo dal punto di vista sonoro, pur preservandone l’integrità e lo spirito originale. Non si tratta di migliorarne i contenuti, non c’è nulla che non vada, si tratta di completarlo.

Quando abbiamo realizzato il primo album, non avevamo ancora l’esperienza o la conoscenza dello studio necessarie per tradurre pienamente ciò che avevamo in mente. Nel corso degli anni, i brani hanno preso vita propria sul palco; sono cresciuti, si sono sviluppati, si sono in un certo senso completati da soli.

È una celebrazione delle nostre origini e un punto d’incontro tra chi eravamo allora e chi siamo oggi. Un modo per onorare quell’innocenza, permettendo allo stesso tempo ai brani di esistere con la scala, la fiducia e l’energia della band che siamo diventati.”

Altra importante occasione per ripubblicare Placebo 2026: oggi le discussioni sull’identità, sull’espressione di genere e sull’individualità sono più visibili, e spesso più contestate, che mai. In questo contesto, le origini del debutto dei Placebo appaiono di nuovo straordinariamente rilevanti. La ripubblicazione dunque non rimane solo un fatto celebrativo, ma può servire anche a sottolineare il duraturo significato culturale, riaffermando quanto fosse lungimirante il disco al momento della sua uscita.

E allora godiamoci il ri-ascolto di un disco il cui inizio con Come Home, Teenage Angst, Bionic, 36 Degrees e Nancy Boy in quasi successione è di per sé uno degli esordi migliori nella storia di tutti i tempi del rock: infatti in queste canzoni anche i fan più accaniti (come chi scrive) non troveranno grosse differenze rispetto all’originale, perché quelle canzoni uscirono perfette come erano e come sono. In particolare Bionic e 36 Degrees, nel riascoltarle, vi diranno ancora nel 2026 come allora nel 1996 che possono e forse devono essere la colonna sonora di qualsiasi film di fantascienza distopica e cupa vi venga in mente, tanto Bionic ha un suono futuristico inimitabile, con quella chitarra in assolo che tocca solo poche note ma tremendamente immaginifiche, e tanto 36 Degrees, Teenage Angst e Nancy Boy iniziano con un rombo di chitarra che da 30 anni ti ispira a spaccare qualsiasi cosa ti trovi davanti.

E poi quel distico di Teenage Angst, il cui titolo vuol dire: “Rabbia di teenager” a diventare subito manifesto musicale quando di manifesti musicali non se ne producevano più da tempo, a definire una generazione, un’epoca, un vuoto esistenziale che ogni giovane che abbia un cuore e una testa deve aver provato: “Da quando sono nato ho cominciato a decadere. E ora niente va come vorrei che andasse”.

I risultati del lavoro di ri-creazione si sentono in realtà solo a partire da Hang on to Your IQ, ballata lenta dove il lavoro di reincisione ha fatto effetto rendendo il suono di piano più limpido, e poi soprattutto nelle già citate Nancy Boy e Bruise Pristine, dove risuonare la chitarra ritmica ha dato a queste canzoni uno spessore ancora più duro, coerente con quello che nel frattempo i Placebo di oggi sono diventati. Ma il vero effetto della riedizione si coglie, giustamente, nelle canzoni all’epoca più “riempitive” del disco (che peraltro fino a qui è un disco che si prende solo due pause ritmiche, con Hang On to your IQ e I Know) ovvero I Know, Swallow, Drowning by Numbers, e soprattutto Lady of the Flowers e H Farewell, davvero rinate in questa edizione. Definire Lady of the Flowers una riempitiva è un crimine, certamente, dato che anche nel disco originale è uno dei pezzi più belli, struggenti, intensi, e contribuì a definire da allora lo stile delle ballate alla Placebo, mentre H Farewell, all’epoca ghost track, è giustamente qui restituita alla sua dignità di canzone titolare, per quanto solo strumentale. Completano poi l’edizione 2026 alcuni mix e remix decisamente perdibili di alcune tracce, questi sì episodi dimenticabili di cui non si capisce il senso, poiché alteranti profondamente e non arricchenti (come invece a volte succede) l’emozione della traccia originale.

Riascoltare a 30 anni di distanza questo disco (anche se non c’era bisogno per farlo di una nuova edizione) fa capire a chi non li conosce perché i Placebo sono i Placebo, e fa re-innamorare, se ce ne fosse bisogno, i fan della loro band: si rievoca la disperazione esistenziale, la volontà di provocare, la rabbia e la cattiveria, lo sdegno per i benpensanti, che all’epoca erano contenute in queste canzoni, ma anche la dolcezza, la melodia, la dolce malinconia, che caratterizzano l’ispirazione di Molko e Olsdal non meno di rabbia e provocazione che li hanno resi famosi. Perciò la riedizione forse non era necessaria ma è benvenuta.

Più avanti quest’anno, i Placebo intraprenderanno un ampio tour nelle arene del Regno Unito e d’Europa per celebrare questo anniversario memorabile. La band eseguirà canzoni dei loro primi due album, Placebo e Without You I’m Nothing, alcune delle quali non vengono suonate dal vivo da oltre 20 anni. Il tour partirà dal Portogallo, proseguirà attraverso l’Europa e terminerà nel Regno Unito, con la band che si esibirà davanti a centinaia di migliaia di fan in 36 date, e non sarà da perdere l’unica data italiana, come al solito a Milano, il 6 novembre al Forum di Assago

Intanto in giugno, su invito nientemeno che di Robert Smith dei The Cure, i Placebo sono già saliti sul palco insieme ai loro cari amici dei Garbage per la serie di concerti del Teenage Cancer Trust alla leggendaria Royal Albert Hall. La serie annuale è da lungo tempo uno degli eventi musicali di beneficenza più rispettati del Regno Unito, riunendo artisti di rilievo per raccogliere fondi a sostegno dei giovani che affrontano il cancro.

https://www.placeboworld.co.uk/
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