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Il gusto nostalgico di Alex Izenberg nel riuscito “Alex Izenberg & The Exiles”

di Marco Sica
27 Settembre 2024
in Recensioni
Tempo di lettura: 5 minuti
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C’è un gusto nostalgico che percorre le correnti della musica e che spinge artisti contemporanei a portare avanti un credo, come se fosse una fede e una missione, verso ambientazioni e umori passati. Uno di questi è Alex Izenberg che non cela la propria passione per la musica di fine anni sessanta con incursioni negli anni settanta.

Così, tra raffinato cantautorato e tenue psichedelia, Izenberg ha dato alle stampe “Alex Izenberg & The Exiles” (Domino Records), “his full-band debut … At the heart of his songs are bold ideas that take inspiration from the heady musings of philosopher Alan Watts, the multi-layered storytelling of King Crimson, and the imagistic vistas of Fleet Foxes” (si legge sul sito della Domino consultato il 27.8.24: https://www.dominomusic.com/artists/alex-izenberg).

E la prima cosa che salta all’orecchio, da un confronto con i lavori precedenti, è proprio una maggior compattezza nella complessità e “profondità” dei suoni che in “Alex Izenberg & The Exiles” cementificano un lavoro in cui il “gruppo” (“his full-band debut”) fa la differenza in termini di realizzazioni di idee: “The core of the band is Izenberg’s childhood friend and primary collaborator, multi-instrumentalist Greg Hartunian. The pair co-produced the record at Tropico Beauty in Glendale, California, where they let the songs carve out their own paths, building from Izenberg’s intensive, months-long writing process. They soon let an array of collaborators into the conversation, including drummer Jay Rudolph (Weyes Blood), keyboardist Tyler Cash (Devendra Banhart), bassist Max Whipple (Sparks), pedal steel guitarist Connor Gallaher (Lana Del Rey), saxophonist Colin Kupka, guitarist Dashiell Le Francis, and vocalists Marina Allen, Juliana Giraffe, Gracie Jackson, and Colby Nathan. Accompanied by gorgeous string arrangements from Izenberg and Cynthia Tolson (MUNA), the record marks a bold new introduction for a timeless songwriter” si legge ancora sul sito della Domino consultato il 1.9.2024: https://www.dominomusic.com/news/uk/alex-izenberg-announces-new-album-alex-izenberg-the-exiles.

Va detto che Izenberg, sin dal buon disco d’esordio “Harlequin” del 2016, aveva già mostrato una spiccata dote di scrittura per un cantautorato “pop” da “camera” (“Grace”, “Libra”, “Hot Is The Fire”, “To Move On”…) voltato a guardare quella certa raffinata musica d’autore e di genere propria della seconda metà degli anni sessanta; ciò che si avvertiva in “Harlequin”, però, seppur negli articolati arrangiamenti, era una “semplicità” che emergeva anche nei momenti più “complessi”.

Il discorso artistico si evolveva e si faceva ancora più interessante con l’ottimo “Caravan Château” del 2020, lavoro più solido, omogeneo ed equilibrato del predecessore, in cui l’orma psichedelica caratterizzava con gusto un formato canzone più affascinate e diretto e pertanto più funzionale (la bella “Requiem” da subito ne definiva le coordinate e con essa le altrettanto riuscite “Sister Jade”, “Disraeli Woman”, “Lady”…); il tutto forte di una matrice più “rock” e meno “classica” (che compariva senza “coprire” come nella coda di “Anne In Strange Furs” o tra le pieghe di “Saffron Glimpse”) e con il brano eponimo che sembrava uscire dalle sognanti sponde delle “Islands” dei King Crimson.

Da segnalare del 2020 sia il non riuscito omaggio a John Lennon con il singolo “Love” (eseguito con Juliana Giraffe) che il solo poco più convincente omaggio a Randy Newman con “Living Without You”. Izenberg, nel 2022, ci riproverà a reinterpretare bani storici con “Time In A Bottle” di Jim Croce, dimostrando ancora una volta una scarsa propensione per tali operazioni.

“I’m not Here” del 2022 invece di progredire, stazionava, risultando una fusione dei primi due lavori senza beneficiare né della freschezza di “Harlequin” né della solidità e del “fascino” di “Caravan Château”. I singoli “Ivory”, “Egyptian Cadillac”, “Sorrows Blue Tapestry” e con essi “Breathless Darkness”, “Our Love Remains”, “Ladies of Rodeo” (che nel titolo rimanda nuovamente ai King Crimson e che apriva le liriche con “Cigarettes and ice cream” al pari del ritornello della splendida “The Great Deceiver” proprio dei King Crimson che recita “Cigarettes, ice cream”) … ne caratterizzavano l’incedere, mentre brani come “Broadway” tradivano cenni di eccessiva “pesantezza” per i richiami alla musica classica che meglio suonava in chiusura di “Sea of Wine”; colpiva, poi, la copertina che portava alla mente “Is There Anybody Out There?” dei Pink Floyd.

Con “Alex Izenberg & The Exiles” del 2024, come detto, sebbene la formula di base non muti, i suoni si cristallizzavano in un lavoro di “gruppo”, per una “pienezza” che s’impone sin dal brano d’apertura “The Gospel of Exiles” e che inaugura una serie di canzoni contraddistinte da un equilibrio sia interno che in rapporto tra esse definendo un ascolto che scorre piacevolmente ed in cui la componente “pop” è sapientemente miscelata con gli elementi retrò tanto cari a Izenberg. Gli arrangiamenti con richiami alla musica classica vengono assorbiti e metabolizzati e tutto “gira” con gusto e senza eccessi.

Bella è l’elegante “An Obscured Odyssey” a cui fanno seguito le più sostenute e parimenti riuscite “The Wraith Behind Our Eyes” (con tanto di assolo in reverse) e “Drinking the Dusk Away”.

Chiude il Side A la lenta “Threaded Dances” che è caratterizzata dall’assolo di fiati.

Girato il vinile, convincente è “Only the Moon Knows”, così come lo sono “Pareidolia”, “United States (of Mind)” … fino alla conclusiva “As the Dawn Serenades the Dark”, per un disco che renderà felici i nostalgici amanti di un intramontabile “rock” dalle vecchie e care ambientazioni.

https://alexizenberg.com/
https://www.instagram.com/alexizenberg/
https://www.facebook.com/alexizenbergofficial

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