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Trent’anni di rumore e caos controllato. Gli Unsane rileggono Occupational Hazard e tornano in tour con tappa a Bologna

di Redazione
6 Febbraio 2026
in Focus On, Interviste, Primo Piano
Tempo di lettura: 7 minuti
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A distanza di oltre venticinque anni dalla sua pubblicazione, Occupational Hazard resta uno dei manifesti più feroci, lucidi e senza compromessi del noise rock americano. Un disco che ha saputo incanalare l’urgenza urbana, la tensione sociale e la brutalità sonora di una New York City sull’orlo del collasso, trasformandole in una forma di catarsi elettrica che ancora oggi suona sorprendentemente attuale.
A brevissimo gli Unsane tornano in Europa a supporto della nuova ristampa del loro album del 1998, Occupational Hazard appunto, che è ripubblicato oggi per la label Lamb Unlimited. In passato fu la Relapse records a pubblicarlo.
Un disco cardine nella loro discografia, nato in un momento di intensissima attività live e di totale immersione creativa, che ancora oggi suona brutale, necessario e sorprendentemente attuale.
Guidati da Chris Spencer, gli Unsane hanno sempre costruito il proprio suono attraverso il corpo a corpo del live: volume, convinzione e potenza sono gli elementi non negoziabili della loro identità.
Il tour europeo prenderà il via il 13 marzo da Amburgo, attraversando Malmö, Stoccolma, Oslo, Hannover, Varsavia, Vienna, Zagabria, Ljubljana, Strasburgo, Parigi, Bristol, Oxford, Dublino, Glasgow, Londra, Bruxelles, Berlino, Praga, per un totale di 34 date che toccheranno alcuni dei principali snodi della scena underground europea.
L’Italia sarà rappresentata da un’unica data: 28 marzo a Bologna per un doppio show al Freakout Club, tappa esclusiva che conferma il forte legame tra la band e il pubblico italiano. Un appuntamento per constatare, ancora una volta, quanto gli Unsane restino una forza sonora impossibile da ignorare. Ne abbiamo parlato con Chris Spencer.

La prossima ristampa di Occupational Hazard invita a una profonda riflessione.
Ripensando a quel periodo cruciale del 1998, cosa pensi abbia definito l’atteggiamento creativo della band e come vedi oggi lo specifico equilibrio dell’album tra furia hardcore e noise dalle tinte industriali?

In quel periodo facevamo moltissimi tour. Questo ci ha resi più affiatati come band e ci ha lasciato meno tempo a casa. Scrivevamo in tour e, quando tornavamo, di solito passavamo il tempo a registrare. Per me, personalmente, è stato fantastico uscire da New York e suonare musica in continuazione. Penso davvero che questa concentrazione si rifletta nel disco e nelle registrazioni successive. Dal punto di vista odierno, credo che il mondo stia diventando più incasinato di quanto non sia mai stato, e questo tipo di musica rappresenta una sorta di valvola di sfogo per la frustrazione che è molto diffusa nella società di oggi.

Hai detto che quel periodo è stato “molto gratificante” e che “sapevi cosa stavi facendo” per quanto riguarda la scrittura. Potresti descrivere il processo creativo della band? Come si sviluppavano di solito i brani, da un’idea grezza fino alle versioni finali devastanti che abbiamo imparato a conoscere?

Come per tutto ciò che abbiamo scritto, il brano nasceva da un certo riff che veniva fuori in tour o nel mio studio casalingo, poi veniva sviluppato a casa o durante le prove, costruito fino a diventare una canzone e suonato dal vivo per un po’, finché non risultava davvero maturo e completo. Gli Unsane sono sempre stati una band basata sull’esibizione dal vivo, quindi è fondamentale suonare i pezzi in tour per un certo periodo prima di registrarli.

La ristampa include sessioni demo inedite registrate agli AmRep Studios.
Riascoltando quelle tracce grezze dopo quasi trent’anni, cosa ti sorprende o colpisce di più? Senti una visione chiara e sicura, oppure un’energia più sperimentale?

Lo studio di registrazione Amphetamine Reptile era un posto fantastico per registrare. Avevano un registratore analogico a 16 tracce su nastro da 2 pollici, quindi tutto suonava molto corposo. Anche Tim Mac era un tecnico straordinario con cui lavorare. Ci è sembrata un’ottima idea includere quelle registrazioni nella ristampa di Occupational Hazard, perché riflettono davvero l’idea grezza iniziale su cui stavamo lavorando. Avevamo già suonato questi brani durante i tour e suonano davvero finiti. C’è un’urgenza in queste registrazioni che mi piace molto.

Occupational Hazard suona oggi brutale, urgente e rilevante tanto quanto nel 1998.
Perché pensi che questo album, e il suono degli Unsane in generale, continui a risuonare così potentemente evitando allo stesso tempo di sembrare datato?

Onestamente, non ne sono sicuro. Penso però che alcuni temi e argomenti dei testi siano sicuramente ancora attuali. Musicalmente è un po’ diverso rispetto alla maggior parte delle band di quel periodo e dà una voce sonora a una certa frustrazione urbana che oggi si avverte nel mondo.

La musica degli Unsane viene spesso descritta come l’incarnazione sonora di un paesaggio urbano crudo, caotico e disperato.
Quanto è stata determinante la New York degli anni ’80 e ’90 nel forgiare l’identità sonora e i temi lirici della band? Il vostro rapporto con la città è cambiato?

New York oggi è un posto molto diverso. Il paesaggio di distruzione urbana di allora non è più così diffuso. Le grandi corporazioni/aziende  e la gentrificazione hanno davvero cambiato lo scenario. Come band, rappresentavamo sicuramente la New York di fine anni ’80 e ’90. Lo stile di vita di quel periodo era una sorta di Far West urbano.

I concerti degli Unsane sono leggendari per la loro energia intensa, fisica e catartica.
Cosa definisce un grande concerto degli Unsane? È una forma di caos controllato?

Per me, praticamente ogni concerto è una sorta di prova di resistenza catartica. Finché l’attrezzatura regge e nulla prende fuoco o si rompe, direi che è uno show riuscito. C’è sicuramente un elemento di caos controllato che mi piace. L’uso di volume, potenza e convinzione possono essere uno strumento molto potente. 

Vorrei chiederti del vostro concerto a Napoli nel 2017.
Che ricordi hai di quella serata e della città? Più in generale, com’è stata l’esperienza di quel tour e come percepisci il legame con il pubblico nelle diverse parti del mondo?

Se ricordo bene, credo tu ti riferisca alla volta in cui abbiamo suonato in un ex ospedale psichiatrico infantile e prigione abbandonata? Se è così, quel concerto è stato incredibilmente divertente! C’era un fantastico senso di comunità e di ingegno DIY (do it yourself) fai da te, cosa rara da vedere in una venue. È stato un tour incredibile ed è sorprendente vedere una connessione così profonda con il pubblico in tutta Europa. Durante tutta la carriera della band, sono rimasto sorpreso da quanto le persone riescano a relazionarsi a ciò che facciamo.

Nel corso di una carriera lunga, molte band cambiano radicalmente o si adagiano in una formula comoda.
Quali sono, secondo te, gli elementi imprescindibili affinché qualcosa suoni davvero “Unsane”?

Convinzione, potenza e volume sono indiscutibilmente al centro di ciò che la band fa, per tutta la sua esistenza.

Oggi gli Unsane sono giustamente citati come un’influenza fondamentale da innumerevoli band noise rock, post-hardcore e non solo.
Quando senti echi del vostro suono in artisti più giovani, cosa provi? Orgoglio, curiosità o qualcos’altro?

Penso sia bello essere considerati un’influenza fondamentale da qualcuno. Fin dall’inizio questa è stata una forma di espressione molto personale e sono felice se qualcuno riesce a entrarci in sintonia. Non sono sicuro di provare alcun tipo di orgoglio, curiosità o altro, ma è sicuramente molto lusinghiero essere considerati in questo modo. 

Gli Unsane sono sempre stati una forza resiliente, con te, Chris, come pilastro centrale attraverso vari cambi di formazione. Con un importante tour europeo all’orizzonte, che include una data a Bologna, e la menzione di un nuovo album di materiale originale in lavorazione, come immagini il prossimo capitolo?
C’è una direzione sonora o un focus tematico specifico che stai esplorando nei nuovi brani?
Inoltre, con la tua etichetta Lamb Unlimited, come ti approcci alla decisione tra pubblicare il nuovo materiale in modo indipendente o collaborare con un’etichetta esterna in linea con la visione del progetto?

Credo davvero che la musica significhi restare fedeli a se stessi. Quando scrivo cose nuove, l’obiettivo è creare musica che soddisfi l’esigenza che sento in quel momento. L’ho sempre vista così. Una delle cose belle del tour legato a Occupational Hazard è che mi ricorda cosa stava succedendo nella mia vita allora e quanto le cose siano cambiate da quel momento.  Suonarlo ed essere in una forma migliore ora di quanto non lo fossi allora è fantastico. Per quanto riguarda le etichette, penso che Lamb Unlimited sia principalmente un’etichetta dedicata alle ristampe e che per il nuovo materiale preferirei rivolgermi all’etichetta di un amico.

https://unsane.bandcamp.com/
https://www.facebook.com/UNSANENYC
https://www.facebook.com/LambUnlimited
Ph. credit Cody Cowan 

Prec.

Un lavoro autentico che conferma i The Cribs come una delle band più solide dell’indie rock britannico

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