Oltre duemila persone raccolte in un silenzio quasi sacrale, rotto solo dalle prime note della chitarra: così si è aperta la serata del 6 luglio all’Anfiteatro degli Scavi di Pompei, dove Pat Metheny ha portato sul palco di B.O.P. – Beats of Pompeii il suo universo sonoro in continua evoluzione.
In uno dei luoghi più iconici al mondo, Metheny conferma la sua capacità di trasformare ogni concerto in un’esperienza unica, sospesa tra tecnica, emozione e ricerca.
In questo lungo tour Europeo, solo in Italia ha suonato per sette tappe, è accompagnato da una formazione molto giovane di quattro elementi, Metheny ha dato vita a un live fluido e imprevedibile, capace di attraversare jazz, rock e suggestioni fusion, come suo marchio di fabbrica, con estrema naturalezza. In scaletta non sono mancati i brani tratti dai due volumi del progetto “Side Eye”, che dal vivo si trasformano in spazi aperti all’improvvisazione e al dialogo tra i musicisti.
Il momento più intenso arriva con un medley recente, pubblicato a giugno: su una sei corde baritona con corde in nylon, Metheny rilegge “America the Beautiful”, facendola scivolare in “The People United Will Never Be Defeated”, evocando il celebre inno della resistenza cilena. Un passaggio carico di significato, che assume i contorni di una dichiarazione artistica e politica.
Un pensiero che riaffiora anche in “This Is Not America”, scritto nel 1985 con David Bowie, qui riproposto come riflessione ancora attuale sul sogno americano.
Tra momenti di forte impatto ritmico e passaggi più lirici, il suono della chitarra sembra dialogare con la pietra millenaria del sito archeologico. Il pubblico segue con attenzione fino alla standing ovation finale.
















































