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Ezra Pound: il miglior fabbro e la sua gabbia. In scena al Teatro Nazionale di Napoli il “disintossicamento” del pensiero politico, economico e sociale e della sua poetica

di Marco Sica
26 Aprile 2026
in Letteratura, Oltremusica, Speciali
Tempo di lettura: 7 minuti
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«Nam Sibyllam quidem Cumis ego ipse oculis meis vidi in ampulla pendere, et cum illi pueri dicerent: Σίβυλλα, τί θέλεις; respondebat illa: ἀποθανεῖν θέλω»

Per Ezra Pound

Il miglior fabbro.

è quanto si legge in “La terra desolata” (Bur Rizzoli), laddove T.S. Eliot, nel suo caposaldo della poesia modernista datato 1922 “The Waste Land”, omaggia Ezra Pound con i richiami sia al “Satyricon” di Gaius Petronius Arbiter, che al XXVI Canto del “Purgatorio” di Dante, nell’assonanza con il poeta e trovatore francese Arnaut Daniel che fu, appunto, il “miglior fabbro del parlar materno”: 

«O frate – disse -, questi ch’io ti cerno

col dito – e additò un spirto innanzi –

fu miglior fabbro del parlar materno.

Versi d’amore e prose di romanzi

soverchiò tutti: e lascia dir li stolti

che quel di Lemosì credon ch’avanzi.»

(Purgatorio XXVI, 115-120)    

  • Premessa/“Ezra in gabbia o il caso di Ezra Pound”

“In meiner Heimat 

Where the dead walked

And the living were made of cardboard”      

(Ezra Pound – tratto dal Canto CXV)

Tempo fa, su queste pagine, in occasione della rappresentazione de “Il Gabbiano” di Čechov, si osservò come l’Italia, in materia di programmi scolastici, fosse troppo ancorata a una letteratura propria e poco aperta al sorprendente e mirabile mondo letterario estero; si concluse l’articolo affermando: ‘Ritengo però che nel 2026, dopo essere entrati nel secondo “quarto” del secondo millennio, auspicare una scuola meno incentrata su poeti, artisti, eroi, santi, pensatori, scienziati, navigatori e trasmigratori italiani, e maggiormente aperta all’altrui cultura, sia necessario per consentire ai ragazzi una conoscenza che non sia chiusa (per dirla alla Fogazzaro) in un “Piccolo mondo antico”’. 

Quanto andato in scena al Teatro Mercadante di Napoli, per il Teatro Nazionale, con “Ezra in gabbia o il caso di Ezra Pound” (ad oggi disponibile anche su RaiPlay), spettacolo per la regia e drammaturgia di Leonardo Petrillo e con sul palco Mariano Rigillo (nella foto) e Anna Teresa Rossini, ha nuovamente reso attuale la su citata osservazione, in ragione della notorietà che Pound gode in Italia. Notorietà (purtroppo) legata più a questioni “politiche” e di “utilizzo del suo nome” che alle sue qualità di poeta e alle sue “idee”; non a caso, nelle note di regia a cura di Petrillo si legge in relazione alla rappresentazione e a Ezra Pound: “Uno spettacolo basato sulle ossessioni: ossessione per la giustizia, per la libertà, per l’usura, che corrode il mondo”.

Probabilmente il peso che grava in Italia su Ezra Pound, e che ne ha causato in parte l’oblio letterario, è stata la sua non celata e manifesta simpatia verso le ideologie di destra (fascismo) che hanno segnato l’Europa nella prima metà del Novecento; ancora oggi (ai più) il suo nome è legato “politicamente” a CasaPound Italia e non alla sua poetica e innovativa scrittura né al suo pensiero “economico-sociale”. Giuseppe Montesano, nella sua introduzione a “Ezra Pound Cantos Scelti” (Oscar Mondadori), lucidamente scrive: ‘Pound aveva scritto: <<Il sapiente non deve bere in truogoli avvelenati>>: ma lui per primo bevve, accecato, in troppi truogoli avvelenati’.    

Ebbene, quanto restituito al Teatro Mercadante di Napoli ha cercato di fare luce, e in parte di “disintossicare” dal “veleno”, l’inquinato abbeveramento, nell’accurata descrizione del pensiero politico, economico e sociale e della poetica di Pound.

E così, in scena, Ezra Pound ha rivendicato il suo diritto ad avere un “giusto processo”, erigendo a Corte Giudicante il pubblico (e l’umanità tutta), invocando l’emissione di una “sentenza” libera da ogni condizionamento ideologico e politico, salda in motivazioni inoppugnabili fondate sul reale senso del suo pensiero, così come dichiarato e così come immortalato nei suoi “Cantos”, fermo nella lotta al male che vestiva i panni dell’“l’usurocrazia”. 

Da “Contro l’usura” Canto XLV – “Ezra Pound Cantos Scelti”

“Usura soffoca il figlio nel ventre

arresta il giovane drudo,

cede il letto a vecchi decrepiti, 

si frappone tra i giovani sposi

CONTRO NATURA

Ad Eleusi han portato puttane

Carogne crapulano

Ospiti d’usura.” 

E come il suo Ulisse (del Canto I) la chiglia della sua poesia tagliò il divino mare (“Set keel to breakers, forth on the goldy sea)” e col vento a vele spiegate navigò sino a sera (“wind jamming the tiller,/Thus with stretched sail, we went over sea till day’s end.”) tra le onde del greco, del latino, del provenzale, della cultura classica, del pensiero di Confucio…

  • “Ezra in gabbia” 

“Ho portato la grande sfera di cristallo;

chi la può sollevare?

Puoi tu penetrare nella ghianda di luce?

Ma la bellezza non sta nella follia 

Anche se cocci ed errori miei mi circondano.

E non sono un semidio,

Non riesco a dargli un nesso”.

(da “Ezra Pound Cantos Scelti”; tratto dal Canto CXVI) 

“Ezra in gabbia o il caso di Ezra Pound” racconta della “gabbia” e della reclusione, quando dopo l’arresto e la consegna agli statunitensi, Pound venne accusato di tradimento e chiuso per venticinque giorni in una stretta gabbia di acciaio, senza servizi igienici, all’aperto, “pubblica” e illuminata di notte; dichiarato infermo di mente, fu poi internato nell’ospedale psichiatrico criminale federale “St. Elizabeths” di Washington per circa 12 anni. Lo “status” di “infermo di mente” lo accompagnò fino alla fine dei suoi giorni, anche dopo che nel 1958 tornò in libertà.

E della gabbia d’acciaio esposta, a cui fu esposto e destinato alla reclusione Pound e del suo internamento, resta del “miglior fabbro” la “poesia della disgregazione che cerca la forma solo per disgregarla ancora: perché nel nostro tempo la cosa concreta è svanita nell’astrazione, irreparabilmente, e l’inconscio del miglior fabbro lo sapeva”, come splendidamente osserva sempre Giuseppe Montesano nella sua introduzione a “Ezra Pound Cantos Scelti” (Oscar Mondadori).  

Per Ezra Pound invece ciò che resta all’essere umano è l’amare: “Ciò che sai amare rimane/il resto è scoria/Ciò che tu sai amare non sarà strappato da te/Ciò che tu sai amare è il tuo vero retaggio” (dal Canto LXXXI – “Ezra Pound Cantos Scelti”), la preghiera che “un vecchio abbia quiete” e che “gli uomini non siano distruttori”, lì dove “il pensare divide e il sentire unisce”. 

  • Conclusione 

Sia ben inteso, questa nostra trattazione non vuole “negare” la vicinanza che ebbe Pound con il fascismo (ma d’altra parte è lui il primo a non negarla), né sottoporlo a propria volta a un “processo”.

Nel condannare ciò che il fascismo, a conti fatti, si dimostrò per l’Italia (e non solo) e prendendo le distanze da esso, si è voluta richiamare l’attenzione del lettore su alcuni aspetti dell’uomo e pensatore Pound meno noti ma soprattutto sul valore innovativo e “artistico” della sua scrittura e poetica.    

https://www.teatrodinapoli.it/evento/ezra-in-gabbia-2025/

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