È doveroso iniziare questa nostra trattazione tributando elogio a un’etichetta: la splendida Bureau B; con sede ad Amburgo la Bureau B (come descritto sulla loro stessa pagina consultata il 13.8.26 https://www.bureau-b.com/info) “publisher releasing past and future classics unearthed from genres including (but not limited to) Electronica, Avant-garde and Kraut(rock) – a colorful spectrum of diverse, yet contiguous musical genres. Applying the expertise deployed in trawling the archives, Bureau B has gone on to champion new and contemporary acts with similar musical sensibilities to their pioneering antecedents since its inception in 2005”.
E a sfogliare il catalogo della Bureau B non si può che restare ammirati per gli artisti e titoli presenti; personalmente basterebbero capolavori quali “Faust” dei Faust, datato 1971 e tra i più bei dischi di tutti i tempi, “Cluster II” dei Cluster e “Rot” di Conrad Schnitzler, entrambi meravigliosi lavori di elettronica datati rispettivamente 1972 e 1973, per definire il valore assoluto della Bureau B.
Ma di artisti (e dischi) del passato la Bureau B annovera anche il recupero nel tempo dei Kluster di “Klopfzeichen” del 1970 e di “Zwei-Osterei” ed “Eruption” del 1971, dell’altro splendido disco di Conrad Schnitzler, “Blau” del 1974, degli “Heldon” di “Electronique Guerilla” del 1974, “Romance 76” di Peter Baumann del 1976, la collaborazione tra i Cluster e Brian Eno del 1977 per “Cluster & Eno” e quella tra Dieter Moebius, Brian Eno e Hans-Joachim Roedelius del 1978 per “After The Heat”, il Günter Schickert di “Überfällig” del 1979 (le sue chitarre sono magistrali), la collaborazione tra Dieter Moebius e Conny Plank per “Rastakraut Pasta” del 1980, “Synthesist” di Harald Grosskopf… solo per citare alcuni titoli di discografie mirabolanti degli anni Settanta.
Tra i tanti musicisti della “nuova generazione”, in catalogo Bureau B compare anche il nome dei Kreidler che hanno oggi dato alle stampe, per l’etichetta di Amburgo, il bel “Schemes”.
- Kreidler
– Gli anni Novanta e il primo decennio del Duemila
I Kreidler (composti da Stefan Schneider, Thomas Klein, Andreas Reihse, Detlef Weinrich – alias DJ Sport -) esordiscono a metà anni Novanta con “Riva” (del 1994) proponendo una musica che fonde il post-rock con l’elettronica (di matrice tedesca); ne è ben testimonianza il disco “Weekend” (del 1996) in cui sono presenti anche richiami a un certo kraut in stile Kraftwerk ma anche in stile Can e Neu! (come in “Traffic Way” o in “La Capital”); “Weekend” resta però un disco vario con momenti anche più “morbidi” (come “Reflections”) e coevi al loro tempo, (“Desto”, “La Fille En Beige”, “If”…) o con frammenti “sperimentali” (“Telefon”). Analogo discorso per il successivo “Appearance And The Park” (del 1998) che sostanzialmente ripete in modo stanco la formula proposta con “Weekend”; tra rigurgiti di composita e articolata elettronica (“Tuesday”), brani più “rock” (“Il Sogno Di Una Cosa”), composizioni interessanti (“Au-Pair”), brani figli del tempo (“She Woke Up And The World Had Changed”), nuovamente frammenti sperimentali (“Venetian Blind”), trova spazio anche (con richiamo a “Au-Pair”) il cantato-synth della sghemba “Coldness”.
La Bureau B recupererà poi le incisioni dei primissimi Kreidler pre “Weekend” in “Early Recordings 1994-95” (raccolta composta da brani presenti in “Riva” del 1994 e nel mini album del 1995) in cui spiccano “Beginn/Drücken”, “Die Sexy Antwort Auf Beige”, “Anti-Car”… e in cui ci sta spazio anche per richiami al dub con “Tierfilm”; come per “Weekend” non mancano brani più morbidi come “Im Betrieb (IV)”.
Non a caso i Kreidler degli anni Novanta sono legati a doppio filo con i To Rococo Rot (celebre il loro “Veiculo” del 1997), grazie anche a Stefan Schneider che farà parte di entrambi i gruppi e quindi, tramite Ronald Lippok, con i Tarwater (Loppok sarà infatti a sua volta membro sia dei To Rococo Rot che dei Tarwater); dei Tarwater da ricordare sicuramente il loro LP d’esordio “11/6 12/10” del 1996.
Che i Kreidler (divenuti un trio composto da Thomas Klein, Andreas Reihse e Detlef Weinrich) avessero un animo irrequieto, lo si può evincere dal confronto tra l’elettronica di “Kreidler” del 2000 (che però continua a mantenere toni anche fin troppo accomodanti come “Bewitched” o da “classifica” come “Estatico” con Leo Garcia o “Mnemorex” con Momus) con la pubblicazione nel 2002 di “Eve Future”, disco che, cambiando drasticamente le carte in tavola, utilizza ben più pretenziosi stilemi prossimi alla musica da camera (interessante è “Circulus”); due anni dopo verrà ripetuto l’esperimento con l‘ancora più “acustico” “Eve Future Recall”, per poi tornare nel 2009 a un’elettronica (di maggior qualità) di matrice tedesca con il buon “Mosaik 2014”.
– Il secondo decennio del Duemila e l’approdo alla Bureau B
Nel 2009, con “Mosaik 2014”, i Kreidler avevano chiuso il primo decennio del Duemila inaugurano di fatto una nuova stagione proponendo una convincente elettronica; “Mosaik 2014” è un lavoro che finalmente non mostra il fianco a facili compromessi, puntando su un elettronica “solida”, per un disco coerente dal primo all’ultimo minuto come dimostrano “Mosaik”, “Zero”, “High Wichita”… coerente anche nelle composizioni più accattivanti come “European Grey”.
Questa scelta artistica si consacrerà con l’approdo alla Bureau B e la pubblicazione nel 2011 dell’ottimo “Tank” (nuovamente in formazione a quattro con l’aggiunta di Alexander Paulick); “Tank” è un LP cupo, apocalittico, robotico, che onora l’elettronica tedesca nel miglior modo possibile, con in seno delle perle quali “New Earth” e “Jaguar” e che anche in composizioni più da club underground (come “Evil Love”), “new age” (come “Gas Giants”) o con vecchie reminiscenze post-rock (come nella parte iniziale di “Kremlin Rules”) resta saldamente fedele alla sua linea…
Per la Bureau B a “Tank” seguirà “Den” che materrà fede al nuovo “teutonico” patto stipulato attraverso brani quali “Sun”, la bella “Deadwringer”, “Cascade”, “Winter” (con una ricerca sonora in apertura e chiusura anche in stile Robert Fripp).
Il sodalizio tra i Kreidler e la Bureau B proseguirà saldo nel tempo e darà alla luce dischi (talvolta un po’ ripetitivi e non sempre ispirati nella loro interezza) con cadenza regolare “ABC” del 2014 (con un’orietaleggiante “Nino” in apertura e una elettronica “Alphabet” in primo piano) e “Alife” (del 2014 ma contenente sostanzialmente registrazioni live comprese tra il 1996 e il 2011), “European Song” (nel 2017; da citare “Kannibal”).
Se a conti fatti “ABC” e “European Song” con avevano pienamente convinto, il secondo decennio del Duemila si chiuderà però nel migliore dei modi con il bel “Flood” del 2019 (il miglior lavoro dai tempi di “Den”), con “Eurydike”, “Celeration” e le V parti vecchio stile di “Flood”.
– Il terzo decennio del Duemila
Il il terzo decennio del Duemila si aprirà nel 2022 in trio (Thomas Klein, Alex Paulick e Andreas Reihse) e sotto i migliori aspici con il convincente disco “Spells And Daubs” (con “Tantrum”, “Revery”, “Unframed Drawings”, “Arise Above”, “Arena”) a cui seguirà il variegato “Twists (A Visitor Arrives)” del 2024 (con il trombone di Maxim Bosch su “Polaris” e il sassofono di Timuçin Dündar su “Tanger Telex”, con “Diver”, la più orecchiabile ma riuscita cantata “Loisaida Sisters” con Khan Of Finland, lo spoken di “Hands” con Natalie Beridze, l’etnica “Kandili”).
E sulla stessa promettente scia si colloca “Schemes” (sempre per la Bureau B), pubblicato questo 2026, con cui i Kreidler continuano a modo loro a omaggiare il sano, vecchio e buon “kraut”.
- “Schemes”
In trio composto da Thomas Klein (percussion, drums, found sounds), Alexander Paulick (fretless bass guitar) e Andreas Reihse (synthesisers, electronics, field recordings), come si apprende dal sito https://www.ikreidler.de/schemes.html consultato il 14.8.26, “Schemes” si distingue fin da subito con la bella, calda ma al contempo austera “Beads”, che evoca con i sui accenni “black” e “funk” alcune intuizioni techno di Juan Atkins.
Se ritmata, abrasiva, urban, con vocazione post punk è “Klove Twin”, “Snowflakes” (a dispetto del titolo) porta il ritmo (sempre condotto dal basso) verso altrettanto ossessivi ma più soleggiati territori.
Da film noir in bianco e nero è “Bellboy” con le sue “suggestive” indecifrabili e indistinguibili voci, mentre “The Distance Between You” è tribale, meccanica e onirica.
Uso di sequenze ritmiche caratterizza anche la claustrofobica e ciclica “Looming Large”, sferzata dal suono dei sintetizzatori.
In “Marble Upset” compaiono sonorità in parte meno retrò con un ritorno a un’elettronica anche in stile anni Novanta
Come una sonda spaziale in atterraggio su un pianeta di ghiaccio è l’asettica, ambient e “fredda” “Via Da Me”.
La voce e la chitarra di Leo Garcia si aprono su suoni e “rumori” urbani ed è: “Fenix”; devo dire che questo è un brano che ho dovuto ascoltare più e più volte perché non mi ha mai pienamente convinto, non per la bontà in sé ma perché la dominanza della chitarra e della voce sulla parte “concreta” è come se spezzasse il mood dell’intero disco.
La conclusiva “Tar” suona inizialmente “bucolica” e fa trasparire una luce che però tende con lo spegnersi lentamente all’avanzare del crepuscolo.
https://www.bureau-b.com/artists/kreidler

































